Il sorriso della libertà

scritto da Insideyou
Scritto 9 anni fa • Pubblicato 12 giorni fa • Revisionato 12 giorni fa
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Testo: Il sorriso della libertà
di Insideyou

Quando lascerai che il sorriso ti colmi totalmente, senza che vi sia ancora spazio per colui che deve, vuole o pensa di sorridere, solamente allora scoprirai l’immensità della gioia: il sorriso verrà innocente, puro, sincero, spontaneo e soprattutto vero, perché non sarà più il risultato delle tante battaglie con te stesso per misurarlo, mostrarlo e mantenerlo.

Non puoi usare gli altri come vuoi.
Quando lo fai, inconsciamente o consciamente, stai muovendo sempre la crudeltà e la violenza.
Ti servi degli altri per riempire i tuoi vuoti, per confermare la tua superiorità, per rinnovare la tua importanza, per valutare il tuo potere, per soddisfare i tuoi desideri, per sperare che giunga una luce.
Ma l’altro è la proiezione di ciò che sei, ecco perché, usando gli altri, stai usando te stesso, le tue immagini, le tue illusioni, quel mondo forgiato a tua misura, nel quale c’è posto esclusivamente per il grido stridulo del tuo immane egocentrismo.
Potrai anche sorridere allora da quella desolazione, ma solamente perché fingerai per nasconderla e rifuggirla: ecco perché non sei affatto libero.

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Alla fine, scoprirai che non c'è stato mai nessun inizio. Colui che spezza è rotto già prima ancora che possa dividere ciò che vede. Colui che spera, è proprio la speranza stessa. Il sognatore non è diviso dal sogno, il desiderio non dista affatto dal motivo, il risultato non è altro che la proiezione della motivazione ed il mezzo diventa sempre il fine. È l’incapacità di vedere senza dividere, che scinde e trattiene il visto, tentando di riunirlo poi attraverso la volizione fallace del controllore.

La vita per come viene vissuta dagli esseri umani, è una penna che scrive intense e fitte pagine di parole, che diventano esperienze e memorie in cui trattenersi e trastullarsi nel riviverle pedissequamente, aspettando infine la morte che diviene così quella gomma che cancella all’improvviso qualsiasi tratto, tutti i disegni, ogni impronta, gli scritti ed in un solo colpo, da quel libro sgualcito dal vivere dissoluto, tutti gli scarabocchi lasciati lì a casaccio e alla rinfusa.
Diciamo così che quelle memorie dovranno essere l’eco nei nostri figli, nei parenti, negli amici e con questo programmiamo il senso della nostra continuità anche dopo la nostra stessa morte, adducendo il rispetto del ricordo, imponendo la ricorrenza della tradizione e tutto ciò che può darci quella conferma di essere qualcosa, anche dopo la fine fisica.
Se la vita allora scrive e poi la morte cancella tutto, a che servono le parole scritte?
Si è mai provato a non dividere più vita e morte, mettendo in questo intervallo i ricordi per dare un senso a sé stessi ed espandere questa scissione, obbligando il prossimo a ripetere ciò che siamo stati per riscrivere ancora le stesse cose, ma a rimanere invece inerti nell’integrità eccelsa del morire ad ogni istante, per vivere intensamente il sempre nuovo e non ripetere più lo scritto; cioè il vecchio, il finito, il trascorso, il tramandato, quel passato che diventa ogni volta imitazione e reiterazione, che verrà comunque cancellato?

C’è un morire che è il vivere la gioia del sempre nuovo e c’è un vivere che è il morire avvelenati dall’abitudine e dalla noia meccanica del piacere e del dolore, isolandoci nell’insensibilità, che è quell’evitare di scoprire ciò che siamo per davvero: occorre stare molto attenti, perché non è affatto la stessa cosa.

Il sorriso della libertà testo di Insideyou
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